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Attività
Progetto di formazione/informazione a distanza sul tema dell'A.I.D.S.
L'A.I.D.S. IN ITALIA E NEL MONDO


Sono passati 27 anni e 25 milioni di morti da quel 5 giugno del 1981, epoca in cui, sulla rivista settimanale del CDC di Atlanta, il più grosso ente mondiale per il controllo della diffusione delle malattie infettive, compariva il primo articolo su di una strana forma di polmonite che, in poco tempo, aveva portato alla morte alcuni giovani omosessuali nella città di Los Angeles.

Ci vollero, però, almeno altri due anni affinchè, grazie agli studi di Robert Gallo e di Luc Montagnier, si giungesse alla caratterizzazione della "sindrome da immunodeficienza acquisita" come malattia virale provocata dal virus HIV.

Era il tempo in cui le comunità scientifiche, i mass-media e la popolazione generale avevano convinzioni successivamente rilevatesi, almeno in parte, errate: quelle che l'infezione da HIV fosse la malattia di una gran parte di emarginati sociali (omosessuali, prostitute, tossicodipendenti) e di una piccola parte di "sfortunati" che avevano contratto la patologia in seguito a trasfusioni ematiche come i talassemici o a trasfusioni di fattori coagulativi come gli emofilici.

In effetti, agli inizi degli anni '90 l'aspettativa di vita di un sieropositivo era, nella migliore delle ipotesi, di circa 10 anni (ad eccezione di pochi soggetti che venivano chiamati "lungosopravvissuti"); oggi, invece, almeno nei cosiddetti "paesi industrializzati", la migliore gestione clinica e terapeutica dell''infezione da HIV ha comportato un notevole decremento della mortalità AIDS correlata ed un concomitante aumento delle aspettative di vita dei sieropositivi che, in questi paesi, si avvicina ai 30 anni dalla diagnosi di malattia.

E' vero, perĂ², che, mai come in questi anni, si è acuita la differenza fra la gestione clinica dell'AIDS nei paesi occidentali, che possono utilizzare per i propri ammalati più di 20 farmaci per l'infezione, e quella nei paesi del "Terzo mondo" che hanno un tasso di mortalità HIV-correlato elevatissimo e che combattono l'AIDS senza alcuna risorsa economica e senza farmaci adeguati.

Di contro, anche nei Paesi Europei è incrementato il numero totale dei soggetti sieropositivi sia per una maggiore circolazione del virus (aumento del numero degli asintomatici-ammalati sessualmente maturi) che per una variazione epidemiologica delle modalità di contagio (ora soprattutto per via eterosessuale).

La riflessione è che, nonostante i passi da gigante fatti dalla ricerca scientifica internazionale in tema di HIV, c'è ancora molta strada da percorrere se consideriamo che l''Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2007 ha stimato ancora 6.800 nuove infezioni al giorno, localizzate soprattutto nell''Africa Sub-Sahariana.

 

 

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