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Seminari, congressi e formazione

Crapa Crepa opera di Carla Viparelli riprodotta da Oreste Lanzetta SULLA PROPRIA PELLE "...IO MEDICO-PAZIENTE"

Napoli, 2 marzo 2007
Sala Conferenze Azienda Ospedaliera "D. Cotugno" - Napoli

 

 

[Crapa Crepa opera di Carla Viparelli riprodotta da Oreste Lanzetta]

RELATORI

Paolo Barnard:
giornalista, ha lavorato per tutti i maggiori quotidiani italiani, e per la RAI è stato autore di inchieste, fra cui I Globalizzatori - Un Debito senza Fondo - Little Pharma Big Pharma - Perchè ci Odiano - L'Altro Terrorismo (REPORT, RAI 3). E' scrittore, con il saggio "Due pesi due misure, riconoscere il terrorismo dello Stato d'Israele" con saggi vari per Micromega, e con i volumi "Aiutami a Morire" (Interlinea) e "Perchè ci Odiano" (Rizzoli, BUR). Attualmente collabora con Rai Educational. E' curatore del libro "Dall'altra parte" , scritto dai Professori Sandro Bartoccioni, Gianni Bonadonna e Francesco Sartori, nato dal successo di una puntata, da lui ideata e realizzata, di "La Storia siamo noi", andata in onda su Rai 3 il 27 Giugno 2003 col titolo "Nemesi Medica". Nella introduzione al libro scrive che il medico pone quasi sempre tra sè e l'ammalato una distanza difensiva, per esempio chiamandolo invariabilmente "il paziente", pronunciando tali parole con un distacco interiore ed esteriore che significa "quello là, quella cosa là, cioè non io. Altro da me, altro da noi, altro in tutto. Il più altro e lontano possibile."

Sandro Bartoccioni:
nato a Città di Castello il 25 agosto 1947. Pioniere della cardiochirurgia italiana, dal 1976 si è dedicato esclusivamente alla chirurgia cardio-vascolare con numerosi soggiorni di studio ed aggiornamento in varie istituzioni straniere.
Dal 2002 è in servizio presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore come responsabile delle nuove tecnologie in cardiochirurgia. Le sue ricerche sono state oggetto di relazione in Congressi Nazionali ed internazionali.
Colpito da un tumore allo stomaco, ha deciso di scrivere queste pagine negli ultimi giorni della sua vita: "Il cancro ha cambiato il mio modo di "sentire" –afferma Bartoccioni. – "Tutto è più intenso, gioia o dolore, struggimento o disperazione, il mio scudo protettivo é quasi inesistente, mi sento senza pelle, tutto mi arriva potentemente dentro fino ai recessi più reconditi dell'anima, nel bene e nel male. La malattia è fredda e io ho imparato a ricreare il calore sottratto. La vita è calore, e io, oggi, assaporo ogni cosa, che sia un raggio di sole, un colore, un cibo, delle acque calde, un sorriso o il conforto di un abbraccio, per dare sollievo al malessere o alla malinconia."Ed ancora: "I pazienti non portano solo il loro corpo, sono esseri umani immersi nella complessità di sè, della vita, e della vita di relazione, per cui occuparsi di loro, non può limitarsi al prendersi semplicemente cura del loro corpo."

Gianni Bonadonna:
nato a Milano il 28 luglio 1934. Tra i padri dell'oncologia mondiale, viene nominato nel 1976 Direttore della Divisione di Oncologia Medica e successivamente Capo Dipartimento della Medicina Oncologica. E' stato il primo ad introdurre in Italia la metodologia degli "studi clinici controllati" in Oncologia Medica e vanta oltre 550 pubblicazioni nel campo. Presidente della Fondazione Michelangelo.
Vittima di un ictus invalidante, oggi cosìì si descrive: "Come mi vedo, come mi sento oggi, dieci anni dopo l'ictus? E come mi vedono gli altri, gli amici, i colleghi, le persone che incontro? Sono un handicappato? Certamente sono un dis-abile, nel senso che non posseggo tutte quelle abilità che rendono un individuo libero. Libero di andare a comprarsi un giornale, libero di salire su un treno da solo senza l'aiuto di altri, libero di allacciarsi il cinturino dell'orologio, libero... Libero di correre, libero di attraversare la strada. Tanti gesti di una vita quotidiana ai quali non diamo mai il giusto valore se non quando non ci è più permesso di farli da soli." E ancora: "Con me vivono costantemente due compagni: il dolore e la paura. Il dolore mi accompagna sempre... E con il dolore, la paura, quella stessa paura che ho sentito spesso raccontarmi dai miei pazienti ammalati di cancro."

Liliana Dama:
nata a Napoli il 10 febbraio del 1951. Sociologa ed esperta della comunicazione. E' Socio Fondatore e Vicepresidente Nazionale dal 1998 dell' ALTS, Associazione per la Lotta ai Tumori del Seno. Fin dagli anni settanta ha cominciato ad occuparsi, insieme al marito chirurgo senologo, del dramma della donna di fronte alla scoperta del male. Si è occupata dei problemi del post-operatorio ma soprattutto si è prodigata - e continua a farlo - per la diffusione di campagne informative e di iniziative per la prevenzione del tumore al seno, anche nelle vaste aree del Sud Italia dove risulta più difficoltoso l'accesso ai centri specialistici di senologia. L' esperienza personale di un tumore tiroideo non ne ha affievolito lo slancio e l'incessante energia che profonde nell'associazione di cui è vicepresidente, rendendola semmai ancora più determinata a combattere "l'inquilino" ed attenta agli aspetti psicologici di questa lotta.

Zaira Magiacchi:
vedova del Dott. Bartoccioni. Medico, psichiatra e psicoanalista della SPI (Società Psicoanalitica Italiana) e membro dell'IPA (Associazione Psicoanalitica Internazionale). Fa parte di una scuola di formazione  per psicoterapeuti ad indirizzo psicoanalitico. E' stata Assistente Incaricata presso la Clinica Neurologica dell'Università di Perugia, e Assistente Ordinario di Medicina Legale della stessa Università per diversi anni. Ha collaborato in passato con il Servizio per le Farmacodipendenze della Università Cattolica di Roma e ha partecipato alla fondazione e alla crescita di una comunità terapeutica per tossicodipendenti ad indirizzo psicoterapico. Ha collaborato con la Psichiatria della medesima Università all'attivazione di un servizio per le psicoterapie brevi. Si è occupata di bambini di strada a Città del Capo. La sua attività principale è stata ed è tuttora a carattere libero professionale come psicoanalista.

Mario Melazzini:
nato a Pavia nel 1958. Medico chirurgo, specializzato in oncologia, si occupa anche di medicina del lavoro. Dirige l' U.O. Day Hospital Oncologico IRCCS Maugeri. Da più di tre anni è affetto da SLA (Sclerosi laterale amiotrofica). E' presidente nazionale dell'A.I.S.L.A. (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica).
Parlando di cosa gli ha tolto la SLA afferma: "A parte la motricità, nulla. Anzi, mi ha dato tantissimo. Mi ha fato percepire quanto la medicina sia impotente di fronte alle malattie. Mi ha insegnato a chiedere aiuto. Chi l'avrebbe mai detto che un giorno mi sarei soffocato sorseggiando un bicchiere d'acqua? Dal modo in cui uno s'occupa di te capisci d'esistere". E ancora: "Bisogna trattare il paziente e non la malattia. Trattando la malattia si può vincere o perdere. Trattando il paziente si vince sempre e si ha sempre un riscontro".

Sylvie Menard:
nata a Parigi (Francia) il 1 luglio 1947. Direttore 2° Liv. della Struttura Complessa "‘Biologia Molecolare" del Dipartimento di Oncologia Sperimentale, Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano.
"La mia esperienza: Dopo 36 anni di lavoro all'Istituto Tumori di Milano nella ricerca di nuove terapie oncologiche, sono passata "dall'altra parte". Infatti, un anno e mezzo fa, mi è stato diagnosticato un mieloma, un tumore del midollo osseo, da un controllo del sangue del tutto casuale. Ho eseguito tutte le terapie del caso: chemioterapia ad alte dose seguita da trapianto di cellule staminali e terapie sperimentali. Dopo un primo periodo difficile di ristrutturazione della mia vita, ho "metabolizzato" il problema e cercato di trarne anche il lato positivo: una più chiara consapevolezza delle cose veramente importanti, le priorità della vita e voglia di vivere più intensamente non avendo tempo da buttare. So che non guarirò ma l'importante è trovare un giusto equilibrio per convivere al meglio con la malattia. Da paziente, ho visto il mio istituto sotto una luce completamente nuova. Questa mia esperienza mi fatto realizzare che la terapia della malattia è una parte importante del compito del sistema sanitario ma non l'unico. Il paziente deve essere riconosciuto come individuo, ha bisogno  di un supporto, di un accompagnamento nel suo percorso diagnostico/terapeutico senza i quali il risultato puramente clinico sulla malattia rischia di essere vanificato. Il sistema sanitario, i medici e il personale sanitario devono curare l'individuo e non solo la sua malattia. Infatti, anche un risultato terapeutico modesto può essere più rilevante per il paziente se si sente sostenuto, confortato, rispettato, informato adeguatamente di uno di maggiore entità ottenuto nell'isolamento più assoluto." S.M.

Giovanni Pizza:
nato a Nola (Napoli) il 16 Agosto 1963. E' ricercatore presso il dipartimento Uomo & Territorio della Università di Perugia e insegna Antropologia medica e Storia dell'antropologia presso le Facoltà di Lettere e filosofia e di Medicina e chirurgia dello stesso Ateneo. Insegna inoltre Etnologia e Inchiesta socio-antropologica presso l'Università di Napoli "Suor Orsola Benincasa" e Antropologia medica presso l'Università di Messina. Ha insegnato in numerose università italiane ed europee ed è attualmente visiting professor presso la facoltà di Health Science (unit: Health, Man and Society) di Odense, Danimarca. Membro del Consiglio direttivo della Società Italiana di Antropologia Medica (Siam) e coordinatore dell redazione di "AM. Rivista della socetà italiana di antropologia medica", è autore di diversi saggi tra cui: Antropologia medica. Saperi pratiche e politiche del corpo, Roma, Carocci 2005; e Figure della corporeità in Europa, Roma, Cisu, 1998. Nei suoi scritti sottolinea: "Bisogna focalizzarsi su come gli esseri umani vivono, rappresentano e fronteggiano la esperienza del dolore, della sventura e della malattia" e ancora che bisogna osservare "il processo dinamico continuo con cui il corpo, la salute e la malattia sono costruiti, negoziati e vissuti".

Francesco Sartori:
nato a Teramo il 7 marzo 1939. Caposcuola nella chirurgia toracica europea, è Professore ordinario e Direttore della Divisione di Chirurgia Toracica presso l'Università degli Studi di Padova dal 1992.
E' Presidente della Società Italiana di Chirurgia Toracica e Direttore del Dipartimento di Scienze Cardiologiche, Toraciche e Vascolari.
Sopravvissuto a un melanoma trirecidivo, della sua esperienza di malattia racconta "Credo che i sentimenti che prova il medico ammalato siano simili a quelli di chiunque altro si trovi in quella situazione. La prima preoccupazione è per la famiglia... L'idea di non poterli più vedere un giorno non lontano era però simile a una fitta dolorosa e costante. Pensavo anche: "avrei potuto evitare di trovarmi in una situazione del genere?..." ed ancora: "Forse solo nella malattia si capisce l’importanza di una parola di conforto, quanto sia gratificante essere ascoltato, la gratitudine che si prova per il tempo che il curante ti concede, come ci si accontenta a volte di rassicurazioni anche generiche, cosa vuol dire l'angoscia, la rabbia, la rassegnazione, la depressione".


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