PREVENZIONE A SCUOLA CON LA FAD
In campo un progetto per informare sull'Aids giovani e famiglie
L'azienda ospedaliera Cotugno di concerto con l'Ufficio scolastico regionale per la Campania, lancia una campagna di formazione-informazione on-line sulla prevenzione del rischio Aids, rivolta agli studenti degli ultimi 2 anni delle scuole medie superiori della regione.
Orientare i comportamenti individuali e collettivi diffondendo stili di vita sani, promuovere la cultura della prevenzione e del contrasto alla diffusione della sindrome da immunodeficienza acquisita, sensibilizzare ed informare i giovani sul problema, informare le famiglie attraverso gli studenti: questi gli obiettivi del progetto.
La realizzazione del progetto di educazione alla Salute, sviluppato dall'Aorn "D. Cotugno" in collaborazione con l'Ufficio scolastico regionale, trova il generoso sostegno di GlaxoSmithKline.
Il progetto prevede l'erogazione di un corso di formazione ed informazione a distanza per gli alunni delle scuole della Regione Campania su un'infezione che nonostante i progressi delle terapie resta incurabile e colpisce ormai tutta la popolazione sessualmente attiva.
"L'Aids è, ancora oggi, l'epidemia del secolo - sottolinea il manager del Cotugno Antonio Giordano - La fascia di popolazione più a rischio è proprio quella dei ragazzi che si avviano alle prime esperienze sessuali. Per carenza di informazione sono a rischio contagio".
Uno dei mezzi più efficaci per informare i giovani è, senza dubbio, la scuola.
L'alunno vive le ore di lezione alternative a quelle curricolari con maggiore curiosità ed applicazione interessandosi ai contenuti quanto più questi sono attuali e danno loro la possibilità di interagire e confrontarsi.
Il progetto è stato concepito nel 2006 dal compianto manager del Cotugno Vincenzo Casalino e trova ora applicazione grazie agli strumenti della formazione a distanza.
"La tecnologia - aggiunge Giordano - oggi consente, attraverso l'uso di piattaforme di e-learning, di erogare corsi di formazione a distanza (Fad) attraverso internet ad una pluralità di utenti in contemporanea e comunque distribuiti sul territorio".
Accedendo al corso attraverso internet un alunno può, durante le ore di lezione o da casa, acquisire le informazioni messegli a disposizione ed interagire con il sistema, approfondendo le proprie conoscenze sull'argomento.
Grazie a strumenti quali forum, chat o newsgroup, inoltre, è possibile instaurare un rapporto tra gli alunni ed i medici coinvolti, creando una comunità virtuale in grado di scambiare pareri e confrontarsi continuamente sul tema.
Utilizzando la Fad (formazione a distanza), si possono portare le competenze e le professionalità di un grande ospedale per malattie infettive all'interno della scuola consentendo agli studenti di recepire una serie di informazioni sanitarie e, nel contempo, di acquisire crediti formativi da utilizzare al momento dell'esame di stato.
"Sono passati 27 anni e 25 milioni di morti da quel 5 giugno del 1981 - ricorda Alberto Bottino, direttore dell'ufficio scolastico regionale - epoca in cui, sulla rivista settimanale del Cdc di Atlanta, il più grosso ente mondiale per il controllo della diffusione delle malattie infettive, compariva il primo articolo su di una strana forma di polmonite che, in poco tempo, aveva portato alla morte alcuni giovani omosessuali nella città di Los Angeles.
Ci vollero, però, almeno altri due anni affinchè, grazie agli studi di Robert Gallo e di Luc Montagnier, si giungesse alla caratterizzazione della "sindrome da immunodeficienza acquisita" come malattia virale provocata dal virus Hiv.
Era il tempo in cui le comunità scientifiche, i mass-media e la popolazione generale avevano convinzioni successivamente rilevatesi, almeno in parte, errate: quelle che l'infezione da Hiv fosse la malattia di una gran parte di emarginati sociali (omosessuali, prostitute, tossicodipendenti) e di una piccola parte di "sfortunati" che avevano contratto la patologia in seguito a trasfusioni ematiche come i talassemici o a trasfusioni di fattori coagulativi come gli emofilici".
In effetti, agli inizi degli anni '90 l'aspettativa di vita di un sieropositivo era, nella migliore delle ipotesi, di circa 10 anni (ad eccezione di pochi soggetti che venivano chiamati "lungosopravvissuti").
"Oggi, invece - aggiunge Bottino - almeno nei cosiddetti paesi industrializzati, la migliore gestione clinica e terapeutica dell'infezione da Hiv ha comportato un notevole decremento della mortalità Aids correlata ed un concomitante aumento delle aspettative di vita dei sieropositivi che, in questi paesi, si avvicina ai 30 anni dalla diagnosi di malattia.
E' vero, però, che, mai come in questi anni, si è acuita la differenza fra la gestione clinica dell'Aids nei paesi occidentali, che possono utilizzare per i propri ammalati più di 20 farmaci per l'infezione, e quella nei paesi del Terzo mondo che hanno un tasso di mortalità Hiv-correlato elevatissimo e che combattono l'Aids senza alcuna risorsa economica e senza farmaci adeguati.
Di contro, anche nei Paesi Europei è incrementato il numero totale dei soggetti sieropositivi sia per una maggiore circolazione del virus (aumento del numero degli asintomatici-ammalati sessualmente maturi) che per una variazione epidemiologica delle modalità di contagio (ora soprattutto per via eterosessuale).
La riflessione è che, nonostante i passi da gigante fatti dalla ricerca scientifica internazionale in tema di Hiv, c'è ancora molta strada da percorrere se consideriamo che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) nel 2007 ha stimato ancora 6.800 nuove infezioni al giorno, localizzate soprattutto nell''Africa Sub-Sahariana.